Sono Francesco Petrarca e ho
intenzione, per mano di un blogger/medium, di creare anch’io un blog per
parlare e per farvi conoscere la mia vita in un nuovo modo e in maniera coincisa, sperando che qualcuno che
capita per sbaglio su questo blog si possa entusiasmare e leggere la mia vita come se fosse un avventura scritta da J.K.
Rowling. Non vi preoccupate non scriverò stranezze del tipo: “Laura T.V.B.”
sono pur sempre un uomo del trecento…
baldo alle ciance, inizierò a parlarvi di me dall’origine di tutto. No,
no dal big bang, dalla mia nascita!
Sono nato il giorno del mio
compleanno, precisamente, il 20 luglio 1304, da una famiglia di fiorentini
costretti a scappare dalla loro città come successe per il mio collega Dante.
Essi si stabilirono ad Arezzo, ma io non feci in tempo a farmi un paio di amici
che il mio babbo decise si portarci tutti ad Avignone, allora sede del papato,
per migliorare gli affari. Così nel 1312 andammo tutti ad Avignone. Questa
città mi piaceva era vivace e con molti passa tempi . Ma ancora una volta la
mia vita viene stravolta da mio padre che mi fece frequentare legge prima a
Montpellier e poi nel 1320 mi trasferì a Bologna con mio fratello Gherardo. Ma per me non era un problema
dato che amavo studiare e iniziai ad apprezzare i classici. Quando stavo per
completare gli studi nel 1326 fui raggiunto dalla notizia che mio padre non
c’era più, allora lasciai Bologna per tornare ad Avignone. Questa città
nonostante fosse sede del pontefice, pullulava di belle ragazze e distrazioni
peccaminose così nel giro di un paio di anni io e mio fratello Gherardo
portammo il conto di famiglia al rosso. Nonostante questo, io incontrai una
persona che mi cambiò la vita…Laura. Era il 6 aprile 1327, e mi ricordo tutto
come se stesse avvenendo in questo momento. Quel giorno era un venerdì santo ,
e mi recai in chiesa con un po’ di ritardo una volta giunto nella chiesa di S.
Chiara il mio sguardo incrociò quello di Laura e da li in poi fu la mia musa, e
la mia ossessione.
Questo fu un dono grandissimo ma per andare
avanti avevo bisogno di soldi, così decisi di diventare Chirico nel 1330 e
iniziai a lavorare per i Colonna che mi
garantivano un buon reddito che mi consentiva anche di viaggiare per tutta
l’Europa. Proprio in uno di questi viaggi ho conosciuto un libro che da quel
giorno in poi è diventato la mia filosofia di vita e porto sempre con me, Le
Confessioni di Sant’Agostino. In qualsiasi momento in cui avevo bisogno di un
sopporto, tiravo fuori questo libro e leggevo una pagina a caso e mi accorgevo
che ogni volta mi voleva dire qualcosa. Ma una parte di me non amava la vita di
corte, così decisi di ritirarmi, momentaneamente, in una zona molto calma dove
potevo dedicarmi all’ozio poetico che tanto ho amato. Così mi ritirai dal 1337
al 1347 in Valchiusa, e in questo periodo scrissi alcune delle mie opere di più
successo come Africa. Questi nove canti nel 1341 mi portarono al alloro
poetico. Che per chi non arriva a comprendere cosa significa lo spiego con un
paragone, come se fosse il pallone d’oro della letteratura. Ma per avere questo
riconoscimento ho dovuto svolgere un esame di 3 giorni con Roberto d’Angiò re
di Napoli. Egli era un monarca molto preparato
e non voleva riconoscere la mia preparazione, così mi cercò di fare
tantissime domande, ma risposi a tutto e alla fine ricevetti l’alloro poetico
al campidoglio. Ma il periodo che ne segui non fu molto felice, mio fratello
entrò in convento e io non sapevo cosa fare. Iniziai a interessarmi anche della
politica appoggiando il mio caro amico Cola di Rienzo, che voleva fare la
rivoluzione a Roma, ma non ci riuscì.
Intanto continuai la mia vita da globetrotter per le corti italiane più
illustri e nel 1348, mentre mi trovavo a Parma, sono venuto a conoscenza che
Laura era morta. Immaginate, dopo tutto quello che vi ho detto, il mio
sconforto. Ma la vita va avanti e così arrivo il 1350 anno santo e alla andata
e ritorno del viaggio per Roma mi fermai a Firenze e incontrai Boccaccio e un
altro umanista che o volendo o dolendo non si può proprio non salutare,
Coluccio Salutati. Dopo questo viaggio mi trasferii a Milano per poi scappare
nel 1361 l’anno della peste. Andai dai da Carrara di Padova, grandi uomini, che
mi regalarono una casa per dedicarmi al mio famoso ozio ad Arquà. Qui arrivai
al termine dei miei giorni.
Ora vi devo lasciare perché
l’effetto sul mio medium/blogger sta per
svanire. Vi voglio dire un ultima cosa quando un autore come me vi dice che
sarà breve e circonciso, siete autorizzati a non crederlo.
Arrivederci adepti. Francesco.



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